Addio a Lelio Zonchello, fondatore dell'Aeronike

Volare in alto, su nel cielo, pilotando un aereo o in sella a uno dei purosangue di razza allevati nelle terre della sua fattoria a bordo dello stagno di Santa Gilla. A un tiro di schioppo proprio dall’aeroporto di Elmas. Gli aerei e i cavalli. Queste sono state le passioni coincise con la vita stessa di Lelio Zonchello, scomparso ieri all’età di 82 anni al termine di una lunga battaglia combattuta contro un male incurabile. Aviatore e allevatore di cavalli, fu il primo a mettere su in Sardegna una compagnia aerea privata, nel 1968, l’Aeronike. Sedilese, figlio di sedilesi. Rampollo di stirpe ricca e proprietaria terriera con l’anima cosmopolita e nutrita di valori intellettuali. Oltre al padre medico, laurea a Napoli, e poeta che amava scrivere versi in italiano e in lingua sarda firmandosi «Fra Puntorzu de Sedilo», annovera anche, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, uno zio ricercatore che morì di malaria nell’allora Persia, oggi Iran (a lui è dedicato l’ospedale Zonchello di Nuoro) e un altro invece amministratore del Teatro alla Scala di Milano. Anche Lelio aveva lasciato il paese giovanissimo, per inseguire la sua precoce passione per il volo. Il suo sogno di ragazzo. Sino dal giorno in cui scoprì le ali d’acciaio di un aeroplano volare sopra la diga del Tirso durante gli anni della guerra, come confessò un giorno alla sua adorata figlia Nicoletta, al cui nome si s’ispirò per battezzare la compagnia aerea. Orfano dei genitori e perduto anche l’unico fratello che aveva, l’avvocato Elvio, aveva deciso di compiere il grande salto oltre il Tirreno per conseguire i brevetti indispensabili all’esercitazione della professione di aviatore. Eppure, tra aerei e scuole di volo, non dimenticava l’amore per i cavalli. Fu grazie a questo che durante le battute finali del tirocinio di volo, una mattina a Villa Borghese, conobbe la futura moglie Vivian Cabantous. Una bellissima donna argentina proveniente da una ricca famiglia di allevatori di lontane origini irlandesi. Più precisamente da Limerick, da dove il loro antenato John Nealon, nato nel 1855, prese le mosse per approdare nella terra dei gauchos e sposare nel 1889 Mary Donaghue. Conquistata l’abilitazione a volare Lelio Zonchello acquistò un piccolo aereo, un Super Cub. Con questo velivolo in Sardegna iniziò un lungo programma di attività. Partecipò alle campagne di bonifica (e Areobonifiche si chiamava anche la sua prima società) volando in lungo e in largo sull’Isola: sulle piane del Campidano e tra i costoni e le gole dell’Ogliastra. In tantissimi, tra gli spalti dell’Amsicora intenti ad assistere con il cuore in gola alle gesta epiche del grande Cagliari di Gigi Riva, riuscirono ad osservare con il naso all’insù le evoluzioni di questo piccolo Cub che, durante le partite di calcio, trascinava lunghi striscioni pubblicitari. Ma non solo pubblicità. Con la sua piccola flottiglia di Piper Lelio Zonchello fu anche protagonista delle prime battaglie aeree contro gli incendi, molto prima che in Sardegna giungessero gli elicotteri e i giganteschi Canadair. Fu proprio la sua società Aeronike con sei aerei e un elicottero a iniziare a fotografare dall’alto la nostra regione con apparecchiature sofisticatissime e le pregiate ottiche di Carl Zeiss. Il volo e i cavalli. E da buon sedilese devoto dell’Ardia, dove aveva anche preso parte in sella a un cavallo. Ogni anno a bordo del suo aereo sorvolava il Santuario di Santu Antine un attimo prima che partisse la corsa sfrenata per il Santo Imperatore. Per nulla al mondo vi avrebbe mai rinunciato. Così, quando nel 2004 vendette Aeronike a Vittorio e Riccardo Faticoni volle una clausola. Quella di poter pilotare un aereo ogni 6 luglio, il giorno dell’Ardia. Questo anno, proprio in quel giorno entrava in ospedale. Ma in volo, al posto suo, ha voluto mandarci la figlia Nicoletta e il nipote. Continuando così la saga dei Cavalieri dell’Ardia in cielo.

Da
La Nuova Sardegna — 25 luglio 2010
Walter Porcedda

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