Il comandante e le cartellate sulla nuca

Chi non ha conosciuto o non ha sentito parlare della figura del “vecchio istruttore”, burbero e brontolone che ad ogni atterraggio più pesante del dovuto fendeva un colpo deciso di carta aeronautica sulla nuca dell’allievo? Mi sono interrogato su questo personaggio mitico, intorno al quale si sono ornate storie e leggende, ricercandolo con ironia tra i racconti di piloti non più giovanissimi ed allargando l’inchiesta ad un argomento serio e attuale: l’istruzione di volo, il rapporto tra istruttore ed allievo e le tecniche vecchie e nuove di insegnamento. L’istruttore canuto e saggio, con incredibili esperienze di volo, di vita e spesso di guerra alle spalle, con cui si sono formate generazioni di piloti, va sparendo e con esso i vecchi metodi di istruzione. Gli allievi non chiamano più comandante l’istruttore, diventato: Roby, Pierpaolo, Gianni ecc, non danno più del lei ai loro mentori del volo e spesso gli incontrano la sera per una birra al pub. Altri tempi, altre persone e altre macchine, quando i modi di insegnare a volare erano di chiara ispirazione militare, (in qualche scuola di volo lo sono ancora N.d.R.), ed i termini come cockpit resource management o fattore umano dovevano ancora arrivare. Oggi molti istruttori sono giovani, l’esperienza è sicuramente minore ed è cambiata la mentalità. L’interazione con l’allievo e la stessa tecnica di istruzione sono molto diverse dal passato, ma soprattutto è mutato il rapporto con l’allievo che si è fatto più confidenziale e meno reverenziale. Il rispetto spesso ossequioso verso un istruttore anziano, la stima e un briciolo di timore sono stati invece alla base dell’approccio di molti allievi piloti con la scuola di volo del passato. Molti ex allievi intervistati, non cambierebbero mai le esperienze acquisite e i mesi trascorsi con i vecchi istruttori sui campetti in erba con una didattica più aggiornata e moderna, altri raccontano invece di voli eseguiti in tutto relax e toni confidenziali e positivi in cabina con istruttori giovani ed emergenti. Le scuole di pensiero si dividono nettamente e i pareri sono discordanti. Non è questa la sede per giudicare un metodo o l’altro, e se un comportamento umano sia più o meno efficace di un altro ma voglio analizzare sotto il punto di vista del fattore umano i due elementi: L’insieme delle varianti psicofisiche, fisiologiche e psicologiche che influenzano e condizionano il comportamento dell’uomo in un sistema operativo continuano ad essere studiate ed esaminate nonostante la materia si sia sviluppata notevolmente. Le sempre più accurate analisi sugli incidenti e sui comportamenti dell’uomo nei contesti operativi, in cui le situazioni che si vengono a creare propongono scenari sempre nuovi ed informazioni fino a quel momento ignorate, ci portano ad esaminare sotto il punto di vista psicologico anche il rapporto tra istruttore e allievo. Un’analisi effettuata qualche anno fa in merito al cockpit resource managemnet poneva all’attenzione di tutti un problema mai analizzato fino ad allora: l’influenza della cultura nel coordinamento tra i membri di un equipaggio nella gestione del volo. Infatti, un diverso tipo di background, esperienze diverse, età, carattere e convinzioni personali possono portare ad un’interazione diversa tra comandante e copilota. Mi viene naturale trasporre questo studio alla realtà della scuola di volo e si può concretamente pensare che la cultura di un equipaggio, istruttore e allievo, può avere influenze sul corretto espletamento della missione, sull’apprendimento delle nozioni da parte dell’allievo e infine sulla sicurezza. Lo svolgimento dell’attività di volo, comporta sempre un’interazione con gli altri è il caso dell’istruttore che ci accompagna dai primi voli fino al conseguimento del brevetto e una delle situazioni dove è essenziale il corretto scambio di informazioni, il coordinamento delle azioni e l’instaurazione di un rapporto umano ben preciso. L’ambiente cockpit va considerato come una piccola casa dove due persone convivono per periodi più o meno lunghi e dove ci si deve interfacciare continuamente con l’altro e con le situazioni che si creano di volta in volta. Queste situazioni, in particolare all’inizio, possono essere delicate ed il pilota in erba si trova in condizioni di forte stress che una situazione di tensione creata dall’istruttore, come avveniva con alcuni istruttori eccessivamente severi, può solo accentuare. Altrettanto pericolose sono le situazioni di particolare relax dove l’istruttore si propone in modo troppo amichevole e allegro; Un atteggiamento troppo confidenziale tra l’istruttore e l’allievo può essere dannoso quanto uno troppo rigido e distaccato. La mia impressione è che il problema sta nel trovare un equilibrio che porti i due membri di un equipaggio ad interagire tra loro in modo coordinato, deciso e senza sbilanciamenti di carattere comportamentale, che l’istruzione diventi uno standard e tragga insegnamenti dalle esperienze passate. Il futuro dell’addestramento è destinato a cambiare ancora e nel rivolgere lo sguardo all’avvenire non dimentichiamo di dedicare un occhio al passato e a quegli uomini che partendo da zero hanno tramandato,con innata passione, professionalità, capacità e preparazione a migliaia di piloti in tutto il mondo.
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