Francesco De Pinedo

De Pinédo, Francesco. - Aviatore italiano (Napoli 1890 - New York 1933), ufficiale di marina, prese parte alla guerra italo-turca e alla prima guerra mondiale; nel 1917 passò nell'aeronautica militare. Nel 1925 compì con apparecchio idrovolante Savoia 16-ter un volo di 55.000 km costeggiando tre continenti in 360 ore di volo effettivo (Sesto Calende-Melbourne; Melbourne-Tokyo; Tokyo-Roma); nel 1927, con C. Del Prete attraversò l'Atlantico, le due Americhe da S a N e tornò in Italia attraversando di nuovo l'Atlantico. Nominato generale (1929), divenne sottocapo di stato maggiore dell'aeronautica, lasciò il servizio attivo nel 1932 e morì in seguito a un incidente verificatosi durante il decollo da New York per stabilire un nuovo primato di distanza in linea retta. Medaglia d'oro al valore aeronautico.L’attuale supremazia degli Stati Uniti nel campo aerospaziale, potrebbe portare molti di noi a creder che l’Italia non abbia mai avuto un ruolo importante in questo settore. Risalendo indietro nella storia, la realtà ci dice invece che già nel 1925 l’’Italia era la prima nazione ad impiegare mezzi a scopo bellico e poteva vantare un’aviazione bellica imponente con ben 1.311 aerei, seconda solo alla Francia. Molti sono stati i grandi nomi che si sono succeduti negli anni tra coloro che venivano considerati gli eroi dell’aria, e così tra Balbo, D’Annunzio e Umbro Nobile, spunta anche la figura di Francesco De Pinedo, uno tra i primi aviatori ad attraversare l’Atlantico. IL RAID DELLE DUE AMERICHE Questa volta al viaggio si aggrega un altro aviatore: il capitano Carlo del Prete, e la parte meccanica viene affidata al sergente Vitale Zacchetti. Da Sesto Calende la Santa Maria decolla verso Cagliari, base di partenza per il raid delle due Americhe. Il volo ufficiale inizia il 13 febbraio 1927; in due giorni l’equipaggio raggiunge Boloma, ma poi sempre a causa delle scarse condizioni del tempo e di alcuni problemi di ordine tecnico, decidono di ripartire da Capo Verde; dopo 15 ore ed un fallito atterraggio sulla costa brasiliana, De Pinedo e i suoi colleghi raggiungono l’isola Fernando de Noromha terminando la traversata atlantica. De Pinedo inizia il tour americano tra bagni di folla e approvazioni politiche; arriva persino a Buenos Aires, dove riceve gli onori del presidente della repubblica Argentina, Máximo Marcelo Torcuato de Alvear, grande appassionato di aviazione che chiede addirittura a De Pinedo di poter salire a bordo della Santa Maria. Un altro grande successo per questo "re dei cieli" made in Italy. Il volo riprende così da Nord, dopo il pericolo scampato sorvolando le giungle del sud America, de Pinedo giunge a Cuba e poi a new Orleans: è il 29 marzo, una data storica, la prima volta che un pilota straniero tocca il suolo americano. Breve sosta e poi ancora in volo verso il Texas e l’Arizona. De Pinedo e i suoi compagni sono partiti da 45 giorni dall’Italia. In Arizona un triste evento attende gli aviatori italiani. Durante un banchetto di benvenuto, uno scoppio improvviso richiama l’attenzione verso il lago dove è attraccato l’idrovolante. Pochi istanti per realizzare che quella che brucia è proprio la Santa Maria, vittima non di un sabotaggio ma di un futile e banale errore umano; John Thomason un giovane assistente al rifornimento confessa infatti di aver gettato la cicca di una sigaretta nell’acqua proprio vicino alla Santa Maria, senza accorgersi del velo di benzina che galleggiava in superficie. Accompagnati da un aereo della marina americana, De Pinedo e i suoi compagni di viaggio si muovono verso san Diego, in attesa del nuovo aereo che Mussolini ha fatto costruire sempre dalla Savoia – Marchetti, e spedire a New York. E proprio nella Grande Mela, gli aviatori italiani arrivano il 25 aprile, tra l’entusiasmo della comunità italo – americana e l’accoglienza del sindaco Jimmy Walzer. La nuova "Santa Maria, arriva il primo maggio, i tecnici impiegano poco tempo a riassemblare tutti i pezzi sotto gli occhi vigili di De Pinedo. L’aereo è identico a quello andato perduto, le uniche differenze sono nelle scritte che compaiono su di una delle due ali; oltre agli autografi dei lavoratori italiani che l’ hanno costruita, appare infatti il motto della mitologica fenice, "post fata resurgo", a sottolineare come anche la Santa Maria, dopo essere stata consumata dalle fiamme, risorge dalle sue ceneri. Il volo riparte, con un mese di ritardo e la voglia di de Pinedo di completare al più presto la sua impresa, prima che ad emularlo si cimentino altri giovani aviatori americani, come l’ancora sconosciuto Charles Linderbergh di cui parlano tutti i giornali più importanti. New York, poi Boston, Philadelphia, Charleston, poi Memphis, St.Lous, Chicago, Terranova e poi dopo Spagna e Portogallo finalmente l’Italia, con l’arrivo ad Ostia.
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